PER UN’ALTERNANZA SCUOLA-SCUOLA - "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


Vorrei spezzare una lancia a favore dell'alternanza scuola-scuola. Sì, esattamente. L'idea che la scuola abbia qualcosa a che fare con il lavoro mi è molto lontana. Certo se l'idea è quella di far capire da subito ai giovani quello che li aspetta in termini di sfruttamento e di precarietà l'idea è perfetta. D'altra parte se andiamo a vedere i contenuti della "buona scuola" e li confrontiamo col modello di scuola proposto da Confindustria allora i conti tornano! Infatti, cos'è la scuola delle competenze se non la scuola che si preoccupa del prodotto senza prendersi cura dei processi?

Purtroppo penso da sempre che la missione precipua dell'istituzione scuola debba essere quella di sviluppare teste ben fatte e non teste ben piene, come è stato autorevolmente affermato. E nonostante il fior fiore dei pedagogisti abbiano da decenni insistito sull'importanza di sviluppare lo spirito critico e la creatività, nei fatti ho solo visto una scuola che via via diventava una azienda che produceva carte su carte e insegnanti frustrati che venivano giudicati in base alla conformità alle disposizioni che ricevevano dall'alto. Per cui tu insegnante devi: stilare le programmazioni, luogo ideale per l'esercizio retorico, farti carico dei BES, progettare PAI e PIA, programmare il PCTO e stilare il PEI, tutto questo per dimostrare che lavori.

Di sapere se produci cultura sembra non interessare a nessuno, perché la scuola di oggi obbedisce a criteri di produttività economica e la cultura non è un prodotto di successo, a meno che non frequenti le scuole giuste, quelle che poi fai il master e che poi vai a studiare all'estero e che poi entri nei giri giusti dove ti stanno aspettando, perché papà sa il fatto suo. È opportuno, a questo proposito, sottolineare che dalle ricerche sulla mobilità sociale è emerso chiaramente che l'ascensore sociale è fermo, per cui il tuo successo dipende in buona parte dal nascere nella famiglia giusta, e se poi qualcuno ci vuole provare lo stesso, quando va a sbattere perché non ce l'ha fatta, allora è uno sfigato.

Sia chiaro che non sto facendo una difesa d'ufficio della categoria, perché so benissimo che in mezzo a tantissimi insegnanti che hanno veramente a cuore la crescita umana e intellettuale dei propri alunni ce ne sono altri che vivacchiano aspettando lo stipendio.

Per decenni da tutte le parti si è lavorato per delegittimare la categoria senza pensare che in questo modo si stava facendo il gioco di chi non ha alcun bisogno della scuola pubblica perché ha i mezzi per far frequentare ai figli quanto di meglio offre il mercato.

E in questi decenni di continui attacchi ne ho viste tante!

Ho visto una scuola in cui gli insegnanti venivano sottoposti al giudizio dei tribunali per i ricorsi di qualche genitore che, avendo abdicato alla sua funzione di primo educatore, accusava gli insegnanti di non saper fare il proprio lavoro bocciando ingiustamente il proprio figlio. Ho visto e vedo una scuola che sottopone gli alunni alle prove Invalsi per dimostrare quanto bravi siano gli alunni e gli insegnanti del Nord e quanto bestie quelli del sud. E mai chiedersi se forse sarebbe il caso di intervenire con investimenti massicci per ridare dignità ad una scuola senza mezzi, senza carta igienica, senza strumenti per trattenere i ragazzi a scuola.



Ho visto e vedo politici che si preoccupano di smantellare quello che resta della scuola pubblica, riducendo o eliminando il tempo pieno perché non ci sono i soldi. Ho visto e vedo scuole in cui se si applicassero le norme sulla sicurezza avrebbero da tempo dovuto chiudere i battenti. E poi ho visto tanti soldi investiti per le scuole private che dovrebbero funzionare, secondo Costituzione, senza oneri per lo Stato.

E allora perché non realizzare una scuola-scuola, come spazio aperto fruibile a tempo pieno, luogo di incontro, di iniziative ludiche e culturali, piuttosto che pensare che sia meglio prepararli ad un lavoro che non c'è?

Ma no, queste scuole è giusto che le abbiano quelli che hanno i mezzi, non sia mai che un domani possa riprendere a funzionare l'ascensore sociale!


Nella foto: Scuola materna Mirò, Acilia (Roma) - Foto di Massimo Tozzi

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