I giovani e l'alcool - "Pensieri di traverso"


di Vincenzo Siino


Ci sono dei fenomeni sociali che restano perennemente sospesi in un’area di eccezionalità, sebbene rappresentino ormai fenomeni di tale rilevanza e diffusione che dovrebbero spingere tutti noi, impegnati nell’educazione dei giovani, a collocarli, invece, in una permanente zona di controllo e di intervento.

Fra questi fenomeni c’è sicuramente la diffusione del consumo di alcool fra le giovani generazioni, assimilabile, per il suo carattere di dipendenza, al consumo delle droghe.

Fenomeno preoccupante se è vero, come è vero, che le ricerche continuano a segnalare come la diffusione del consumo di alcolici abbia raggiunto, ormai, i ragazzi della scuola media di primo grado.

Da diverse ricerche compiute negli istituti superiori è emerso che il 70% ritiene che l’alcol dia problemi fisici o psicologici solo se si esagera, mentre più del 10% degli intervistati ha usato l’alcol in particolari momenti di depressione o di eccitazione.

È opportuno, però, visto il moltiplicarsi delle iniziative messe in atto da diversi soggetti istituzionali, tese ad informare e, in prospettiva, ad arginare tale fenomeno, fare alcune riflessioni sulle dipendenze in generale e su quella da alcolici in particolare, non tanto sui motivi del diffondersi del fenomeno, quanto sul valore di tali iniziative e sulla reale ricaduta e, dunque, efficacia, delle stesse. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che, per quanto riguarda il consumo di alcolici, non esiste per i ragazzi un problema di “accesso”, essendo disponibili, anche nei supermercati, bottigliette, spesso molto attraenti, con un contenuto alcolico fra i 5 e i 6,5 gradi, che, sia detto per inciso, per ragazzi fra i 12 e i 18 anni, non è poco.

Come orientarsi, allora?



Senza voler entrare nel merito di ciascuna iniziativa, procederò a valutazioni di carattere generale su ciò che, a mio avviso, può effettivamente risultare utile ai giovani delle scuole, destinatari di tali progetti di intervento.

Da tempo è nota, a chiunque operi in ambito scolastico, la scarsa efficacia degli interventi realizzati sotto forma di conferenza o di episodica informazione, anche dentro le classi. E ciò perché tali interventi vengono assimilati dagli studenti, sin troppo facilmente, alla lezione frontale, che riempie le loro, già a volte pienissime, giornate scolastiche.

Credo che gli interventi informativi di cui gli enti locali si fanno carico possano rappresentare solo un primo passo anche se, in mancanza di risorse, sarebbe meglio evitare la polverizzazione degli interventi e prevedere degli accordi fra organizzazioni, enti locali e ASP.

Ma il vero salto di qualità è rappresentato da quei progetti che vedono coinvolti studenti, insegnanti e genitori poiché è diffusa la consapevolezza, soprattutto fra gli operatori della scuola, che solo una stretta alleanza e una collaborazione continuativa fra scuola e famiglie può rendere incisiva ed efficace l’azione educativa, consentendo così di passare dalla semplice informazione alla formazione permanente.

Ed allora. Che si aiutino le famiglie, attraverso progetti e investimenti per la scuola, a riappropriarsi dela loro funzione educativa in rapporto ai temi dell’educazione alla salute, alla pace, all’ambiente, alla legalità, anziché prospettare un’improbabile partecipazione nelle scelte progettuali complessive della scuola. Ma questo è un altro discorso. (Tratto da La Repubblica)

Foto bergamonews.it

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