Ma che golpe abbiamo noi! - "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


Non so se ci siano o non ci siano stati brogli, e se ci sono stati di che natura, ma gli ultimi avvenimenti americani pongono, comunque, diversi interrogativi.

Una prima domanda riguarda il modo in cui l'informazione ha cercato di negare l'esistenza di interferenze. Perché, si chiede l'uomo comune, quando è stato eletto Trump erano quasi tutti sicuri che ci fosse stato un intervento russo contro Hillary Clinton per manipolare la volontà popolare, mentre adesso si esclude "a priori" che possa esserci stato qualcosa di simile, questa volta contro Trump?

C'è poi un grosso equivoco che riguarda gli Stati Uniti ma anche molti altre nazioni del mondo, compresa la nostra, ed è che non esista una vera questione razziale ma soltanto dei casi isolati di comportamenti a sfondo razzista che non debbono destare particolare allarme.

A questo va aggiunto che qualcuno si ostina a vedere in Trump la causa dell'esplodere dei movimenti di ultra destra. A ben vedere le cose non stanno proprio così. La presenza di movimenti razzisti è da sempre una costante della storia degli USA. Trump ha solo scoperchiato il vaso di Pandora. Ed anche qui è facile vedere come ci siano delle analogie con quanto avviene nel mondo. Se prendiamo ad esempio l'Italia, possiamo accorgerci come, con Salvini al potere, sono riemersi gruppi di destra ed estrema destra che, confortati dalla presenza al governo di una figura che in qualche modo ne giustificava i comportamenti, hanno ripreso vigore, e, come un fenomeno carsico, sono tornati in superficie, dopo decenni di inabissamento. E sappiamo bene che non è stato il politico leghista ad inventarseli, egli ha solo sdoganato alcune convinzioni, radicate e inconfessabili di parte del popolo italiano, che erano rimaste nell'ombra. Volendo abbozzare un tentativo di analisi, si potrebbe dire che l'avere abbandonato le politiche sociali ed avere lasciato allo sbaraglio intere fette della società, soprattutto il ceto medio, ha favorito l'insorgere di atteggiamenti e comportamenti di chiusura nei confronti di figure come gli immigrati, scaricando su di essi la rabbia che ha ben altre radici, anche perché fa sempre comodo al potere scatenare una guerra fra i poveri!

Non va, inoltre, sottovalutato l'impatto che ha avuto sull'economia americana e sull'opinione pubblica, l'inarrestabile avanzata della potenza cinese che, non a caso, è diventato il bersaglio di un Trump pienamente consapevole del ritardo che il suo paese va accumulando nei confronti della Cina, e che ha, perciò, sfoderato lo slogan "America first".

Un fenomeno particolarmente diffuso nel nostro tempo è, poi, la tendenza a cogliere solo il bianco e il nero, evitando di cogliere le sfumature che, spesso, sono la spia di realtà complesse. Prendiamo ad esempio la narrazione manichea che vuole l'accoppiata Biden-Harris come il bene e quella Trump-Pence come il male. Nella realtà, ad una osservazione meno superficiale, si può constatare come Joe Biden e Kamala Harris hanno molto da nascondere agli americani, sia per quanto riguarda la politica estera sia rispetto al riconoscimento dei diritti civili. Ma poiché informarsi su come stanno realmente le cose, oggi, è particolarmente difficile e faticoso, per via di un'informazione ormai a reti unificate, ci si accontenta di quello che viene diffuso dai media dominanti. Sicuramente, la compromissione di decisive aree del Partito democratico con i grandi della finanza, particolarmente invisi ai ceti meno abbienti, ha contribuito alla vittoria di Trump che, da animale politico qual è, ha saputo interpretare questo malessere presentandosi come il paladino degli interessi dei ceti più colpiti dalle frequenti crisi, e su questo malcontento ha fondato il suo successo. E questo spiega anche la debàcle dei sondaggisti che, piuttosto che compulsare il reale stato della società si lasciano spesso guidare dall'ottimismo della volontà o, ancora peggio, dai "desiderata" dei loro padroni.

Ma l'equivoco che li racchiude tutti è l'avere pensato agli USA come la patria della democrazia moderna, per cui adesso molti americani, risvegliandosi da un brutto sogno, scoprono che i golpe, per i quali sono famosi nel mondo, soprattutto in America Latina considerata da sempre un loro orticello, possono provare a farseli in casa, ad onta di tutti coloro che lo consideravano impossibile.

Gli USA, il paese delle opportunità, della libertà, cui hanno dedicato una memorabile statua, del libero mercato che rende tutti più felici, si è scoperto il paese della povertà, del razzismo, della violenza, dell'assenza di adeguate coperture sanitarie e di buone scuole pubbliche. Finché tutto questo sarà gestito politicamente da chi non osa mettere in discussione il modello di sviluppo attualmente vigente, le contraddizioni diventeranno sempre più insanabili, al punto da diventare ferite destinate ad andare in cancrena.





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