La morte nell'epoca dell'edonismo - "Pensieri di traverso"


di Vincenzo Siino



da Aforismario


Ogni cultura ha, da sempre, elaborato riti relativi alla morte che, poiché rappresentava, prima dell'avvento della società dei consumi, un evento di grande valore sociale, faceva parte integrante della vita dell'individuo e della comunità. La società dei consumi con la mercificazione di tutti gli aspetti dell'esistenza ha ridotto la morte a un evento essenzialmente di tipo medico, se non addirittura un affare da agenzia funebre, così come d'altra parte accade con la nascita, sottraendo ad essa quella sacralità che l'aveva sempre accompagnata. Il mito dell'eterna giovinezza, del conseguimento del piacere a tutti i costi e la paura della vecchiaia, in una società in cui l'efficienza e la produttività sono diventati i valori supremi, hanno fatto sì che la morte venisse espunta dal nostro orizzonte culturale fino a diventare un vero e proprio tabù! I bambini vengono messi al riparo da essa impedendo loro, ad esempio, di assistere ai riti funebri, ritenendo che affrontare il momento doloroso del distacco rappresenti un trauma. Si è esclusa la possibilità di poter affrontare con loro, nei modi più congeniali alla loro età, il tema della morte e la paura che da essa deriva. È senz'altro vero che da sempre la morte ha destato nell'uomo sentimenti di paura, ma le società antiche hanno saputo elaborare riti e pratiche che ne mitigavano l'impatto emotivo. La nostra società, al contrario, anziché affrontare il tema della morte, lo ha eliminato facendo sì che l'uomo arrivi spesso impreparato al momento del fine vita. Anche il legislatore ha impiegato parecchi anni prima di dotare il nostro codice di una legge, la 219/17, che mettesse nero su bianco il diritto alla scelta del cittadino relativamente al fine vita.

Sono, per fortuna, sopravvissuti in alcune regioni del nostro paese delle consuetudini che hanno mantenuto l'antico valore del legame tra i vivi e i morti, o ancora meglio, tra i bambini e i defunti. È il caso della Sicilia, dove il 2 novembre si "festeggia" la ricorrenza dei morti che portano ai piccoli dei doni, spesso giocattoli, che mantengono vivo il rapporto di affetto che li legava. Alla visione lugubre della morte questa festa sostituisce una visione gioiosa, cosicché essa rimane durante l'infanzia una componente sempre piacevolmente presente della vita.

Ed è così che dovrebbe essere vissuto questo rapporto, considerato che oggi, quando non viene nascosta alla vista, la morte viene troppo spesso spettacolarizzata, togliendo ad essa quella dimensione intima che dovrebbe caratterizzarla.


da uffa.it




Frutta Martorana, in Sicilia il dolce "dei morti".

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