Il rapporto natura/cultura, l'educazione sentimentale e altri incidenti – "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


Il rapporto natura/cultura è uno di quei temi che si prestano a molteplici interpretazioni tant'è che esso è da sempre oggetto di studi e ricerche, sia sul piano filosofico che, più in generale, delle scienze dell'uomo.

Seppur ancora oggetto di dibattito, un qualche accordo fra gli studiosi si è raggiunto, essendo condivisa l'idea che, qualunque sia il ruolo della natura nella formazione della personalità, sicuramente è la cultura che determina in massima parte ciò che noi diventiamo. Questo vuol dire che relativamente a questo argomento, come anche ad altri, non dobbiamo dare nulla per scontato e che, quindi, abbiamo il dovere di seguire i risultati cui pervengono, di volta in volta, gli studiosi.

Questa premessa vuole essere un modo per mettere, come si suol dire, le mani avanti e per evitare che possano apparire scontate affermazioni che, invece, richiedono di essere continuamente corroborate da dati precisi ricavati da ricerche attendibili sul piano scientifico.

C'è sicuramente accordo sul fatto che esista una progressione nello sviluppo umano che da una originaria condizione istintuale conduce ai sentimenti passando attraverso le emozioni. Affinché questo percorso abbia luogo è necessario l'intervento degli adulti che hanno il compito di accompagnare il bambino prima e il ragazzo poi, verso la maturità affettiva. Se ciò non avviene e il contesto sociale non favorisce questo sviluppo, è probabile che, come è stato autorevolmente affermato, venga a mancare la demarcazione, socialmente rilevante, tra il corteggiamento e lo stupro.

Allo stesso modo, complice una società che ha spettacolarizzato il dolore, strappando l'ultimo velo dell'intimità, non sarà facile capire il confine tra erotismo e pornografia. Di quest'ultima sono state date molteplici interpretazioni e definizioni. In questo contesto mi approprierò della definizione secondo la quale la pornografia consiste nel mostrare agli altri la propria intimità con il solo scopo di soddisfare istinti primordiali preculturali.



Erotismo nell'arte


Al contrario l'erotismo rappresenta una fondamentale componente della personalità che unisce in sé la dimensione affettiva e quella sessuale. Detto ciò, mi corre l'obbligo di chiarire che le definizioni in genere sono socialmente condizionate dal contesto storico, motivo per cui la società odierna, per esempio, è molto più tollerante di un tempo nei riguardi della pornografia. Vi sono, poi, delle caratteristiche, inerenti il modo di vivere la sessualità, sulle quali non mi soffermerò, che differiscono sensibilmente da uomo a donna.

Avere chiara questa distinzione è importante per comprendere come molto frequentemente si sottovaluti o non si consideri adeguatamente l'importanza che ha l'educazione sentimentale nella formazione dell'individuo.

Perché è proprio l'assenza di questo tipo di educazione, che richiede sia impegno da parte degli adulti, come già detto, sia un'educazione al bello nelle sue varie forme, che fa si che, per esempio, il pubblico televisivo si lasci trascinare e, sempre di più, attrarre dalla cosiddetta "TV del dolore". Infatti, se accettiamo la definizione su riportata di pornografia è evidente che possiamo definire pornografia quanto ci viene propinato da alcune trasmissioni televisive, in cui si mette in piazza il proprio dolore pur di avere quei quindici minuti di celebrità di cui pare che molte persone abbiano bisogno.

Dall'altra parte dello schermo un pubblico assuefatto ad una televisione che ha rinunciato alla sua "mission" di servizio pubblico e si è allineata agli standard della tv private, nonostante percepisca un canone da parte dei cittadini. Evidentemente un pubblico poco incline a pensare e solleticato nella pancia rappresenta un ottimo affare!

Ora, anch'io ho chiaro che l'intrattenimento sia una componente ineliminabile dei palinsesti televisivi, ma a questo proposito vorrei aggiungere una osservazione conclusiva. È certamente possibile realizzare un intrattenimento che aiuti le persone a divertirsi riflettendo o, quanto meno, che eviti di condannarle ad una televisione in cui il dolore diventa una merce.

E allora perché non farla?


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