Colonialismo 2.0, ovvero aiutiamoli a casa loro. No grazie! - "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


Il razzismo è un veleno che inoculato a piccole dosi produce effetti devastanti nel lungo periodo. Un intellettuale africano, Achille Mbembe, ha coniato il termine "nanorazzismo" proprio per indicare come, senza quasi che ce ne accorgiamo, si sviluppa in noi un atteggiamento di chiusura verso "l'altro", quell'"altro" che attenta alla nostra sicurezza e mette in crisi la nostra civiltà. Il nanorazzismo si insinua lentamente nei nostri corpi, nelle nostre vene e si esprime attraverso lapsus, barzellette, banali gesti quotidiani con l'intento di offendere ed umiliare chi consideriamo diverso e pertanto potenzialmente ostile.

Senza considerare gli aspetti psicologici e quelli legati all'educazione, pesa come un macigno l'esperienza coloniale che ha segnato la civiltà europea a cavallo fra XIX e XX secolo.

La mentalità coloniale ha cambiato abito ma non è per nulla scomparsa. Essa ha continuato ad alimentare forme di sfruttamento che a volte in maniera subdola, sotto forma di aiuti umanitari, a volte in maniera violenta, continua a depredare le risorse dei paesi africani, sottomettendoli alla logica occidentale e utilizzando categorie economiche sconosciute presso queste popolazioni.

Il Fondo Monetario Internazionale a cui molti paesi africani ricorrono, impone degli obblighi e decide quali investimenti economici essi possono o non possono fare. Anche in questo caso un esempio ci può svelare in maniera chiara i meccanismi che l'Occidente mette in atto per tenere soggiogati questi paesi.

Il Niger che ha ricevuto prestiti dal FMI ha chiesto di poter assumere insegnanti, ben consapevoli che la leva per la crescita del loro paese è rappresentata dall'istruzione. Bene, il Fondo Monetario Internazionale ha risposto che, non avendo essi la disponibilità economica, questo programma non poteva essere attuato. Potrei perdermi in tante considerazioni, ma preferisco usare l'espressione latina "intelligenti pauca"!



Sfruttamento minorile in Africa



È senz'altro vero che il personale politico di questi paesi è spesso in combutta con la grande finanza occidentale, perseguendo arricchimenti individuali, ma questo non modifica il quadro di quanto andiamo dicendo, anzi i grandi investitori trovano proprio in questi uomini politici e capi di stato, terreno fertile per le loro scorribande. Lo strumento principe che favorisce queste politiche, il vero cavallo di Troia di questo nuovo colonialismo, è rappresentato dagli accordi commerciali, monumento all'ipocrisia e alla malafede occidentale.

Ne riporto soltanto uno, giusto per capire come è possibile far diventare un vero affare per una sola parte un accordo apparentemente vantaggioso per ambedue le parti. È il caso del cosiddetto APE, o Accordo di partenariato economico che, al netto delle dichiarate buone intenzioni, assicura buoni profitti alle compagnie europee, strozzando le piccole aziende agricole presenti sul territorio.

Alla luce di quanto descritto risulta chiaro quanto trasudi di ipocrisia lo slogan "aiutiamoli a casa loro"! In realtà gli aiuti di cui parlano quelli che non vogliono o fingono di non volere questi diseredati, non sono altro che un nuovo sistema per continuare a depredare le risorse di questi paesi, distruggendo le micro economie su cui si reggono le loro comunità. Sicuramente se li avessimo lasciati padroni a casa loro sarebbero riusciti a fare meglio di quanto abbiano fatto gli occidentali, ed oggi non li troveremmo a bussare alle nostre porte. Certo, perché se qualcuno venisse a casa nostra e aprisse il frigorifero, prendendo tutto quello che contiene, chiameremmo costoro "ladri" e non certo "benefattori"! Ed è esattamente quello che abbiamo fatto noi, a partire dal XVII secolo, quando sono iniziate le deportazioni dei negri dalla loro "Mother Africa", e continuando con le politiche coloniali dei secoli successivi.


Foto: merisdavis.blogspot.com

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