Adolescenza, Cinema e Scuola 1 e 2 - "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


1.

Esiste ormai una ampia letteratura che riguarda l'uso del cinema come strumento della didattica. Non mi riferisco alla possibilità di introdurre argomenti attraverso la visione di documentari, come per esempio DVD che introducono il tema storico delle guerre mondiali, quanto alla visione di film che offrono spunti di riflessione su questioni storiche e/o filosofiche.

Da un punto di vista strettamente formativo escludo un uso del tipo "Oggi ragazzi vediamo un film", intendendo con questo che non può essere un'improvvisazione a determinare la scelta di un simile strumento, scelta finalizzata a tenere impegnati gli studenti per una o due ore, mentre l'insegnante è impegnato a correggere compiti o a "fare" le medie.

Chi propone la visione di un film deve sapere da dove parte ma soprattutto dove vuole arrivare. Risulta, pertanto, evidente che si sta parlando di una strategia di cui l'utilizzatore, ovvero l'insegnante, ha chiaro lo scopo e le implicazioni che le sue scelte comportano. Sarebbe opportuno, per esempio, che prima di intraprendere un percorso di questo tipo, preferibilmente non occasionale, ma all'interno di un progetto chiaro, si fornissero agli studenti delle semplici nozioni riguardanti l'inquadratura, la sceneggiatura e tutte quelle conoscenze di base che consentono una visione critica dello strumento cinematografico. Una vera e propria lezione? Si, per fare in modo che si alimenti un vero interesse per il cinema, mezzo economico e piacevole per crescere e riflettere, oltre che per evitare che sia il cinepanettone l'unico momento di fruizione del cinema.

Alla visione del film si possono far seguire le domande o le riflessioni che ciascun alunno vuole esprimere. Ma anche no, nel senso che si può lasciare liberi gli alunni di riflettere su quanto visto senza necessariamente socializzare le proprie impressioni. Questo per evitare che l'esperienza vissuta possa essere assimilata a una lezione svolta con altri mezzi. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la crescita emotiva rappresenta un elemento di grande valore formativo. Ed è, soprattutto, a questa che dobbiamo ancorare l'attività che si è scelto di svolgere.

In un successivo intervento mi soffermerò su una bibliografia essenziale sul tema e, in particolare, sull'uso "filosofico" delle gesta dei "Supereroi".



2.

Il problema che si pone una volta scelto questo percorso di formazione è legato alle perplessità derivanti dalla difficoltà di far apprezzare ad un quindicenne di oggi un film di Clint Eastwood o di Stanley Kubrick. Infatti, sono convinto anch'io di questo ed anche del fatto che non basta l'autorità dell'insegnante per fare amare il cinema cosiddetto impegnato. Che fare, allora?

Le riflessioni pedagogiche hanno evidenziato come sia necessario in questi casi, e in casi simili, partire dal tipo di esperienza più congeniale all'adolescente del terzo millennio il che significa principalmente partire da storie, per esempio, di supereroi o di realtà "altre", che offrono una serie incredibile di spunti di carattere filosofico, per far pervenire, successivamente, i giovani al riconoscimento del valore formativo del cinema in generale.

Si scommette, cioè, sulla possibilità che possa nascere col tempo una vera e propria passione per il cinema.

In questa sede mi limiterò a riferire una serie di saggi che hanno contribuito alla diffusione di questo strumento e successivamente a proporre alcuni esempi.

A partire dall'ormai "classico" di J.A. Rivera "Tutto quello che Socrate direbbe a Woody Allen" in cui i film sono divisi per questioni, passando per il saggio di J. Cabrera "Da Aristotele a Spielberg", ovvero "Capire la filosofia attraverso i film", con interessanti riflessioni sul rapporto tra cinema e filosofia e una lunga serie di problematiche che spaziano dalla guerra al rapporto uomo-natura, dal pensiero politico alla violenza e alla condizione umana, per arrivare a "Film [R]evolution" dal sottotitolo "E se un film avesse il potere di cambiare il corso della tua vita?", che alla trama dei film associa brevi dialoghi di alcune scene con, per chi vuole, degli esercizi finali.

Ma, per dare coerenza a quanto affermato precedentemente, riferirò di come, oltre ogni aspettativa, le saghe dei superoi permettono profonde riflessioni sull'uomo e, in particolare, sui temi etici, essendo prevalente in queste storie l'eterna lotta tra il bene e il male.




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