A proposito di Antropocene - "Pensieri di traverso"

di Vincenzo Siino


Anche andando a naso, utilizzando quei pochi ricordi scolastici rimasti, leggendo la parola "antropocene" pensiamo che si riferisca ad una era geologica, del tipo pleistocene, olocene e via discorrendo.

Bingo! Proprio così. Confesso che la prima volta che l'ho sentita sono rimasto molto incuriosito. Che voleva dire "era geologica dell'uomo" (questo il suo significato)? Aveva un fondamento? o era un termine indicativo di qualcosa ma senza una base scientifica. Iniziai così la mia ricerca.

Come sempre accade affinché una teoria venga accettata deve esserci accordo all'interno della comunità scientifica. E, infatti non c'è, ad oggi, accordo.

Ma poiché i miei interessi non sono scientifici, lascio agli studiosi di geologia e alla "Unione internazionale delle scienze geologiche" dirimere la "querelle" per dedicarmi alla questione da un punto di vista sociale e politico, utilizzando le conoscenze scientifiche solo per evitare di argomentare sul nulla.

Dunque, il chimico e Premio Nobel olandese Paul Crutzen inventa il termine "Antropocene".

È bene specificare preliminarmente che la nascita di una nuova parola, o addirittura di una nuova scienza, è giustificata dal fatto che le parole o le scienze esistenti non bastano più per descrivere e spiegare determinate realtà.

Cosa è accaduto, dunque? Che ad un certo punto si è visto non solo che l'intervento dell'uomo sulla natura, da sempre esistito, era diventato talmente devastante rispetto al passato, che si era entrati in una nuova era, in cui niente era più come prima, ma che soprattutto, ormai, si era creato un danno ambientale non più sanabile, talmente invasivo e pervasivo da modificare in modo irreversibile gli equilibri esistenti in natura. Siamo entrati nell'"era dell'uomo", un'era che diversamente da quelle precedenti non è determinata da fattori naturali, come un meteorite o un naturale abbassamento delle temperature, ma dall'intervento dell'uomo. Ora, che questa nuova era sarà dichiarata dalla comunità scientifica o meno, risulta irrilevante ai fini delle considerazioni appresso sviluppate.



Deforestazione e variazioni geologiche



Come spesso accade ultimamente, per ovvi motivi legati ad interessi economici ("follow the

money!"), c'e chi contesta che i cambiamenti climatici e tutti gli altri problemi legati allo sfruttamento della natura siano dovuti all'azione dell'uomo.

Questo per continuare indisturbati ad accumulare ricchezza spesso col ricatto del lavoro. E a fare il loro gioco intervengono, dall'alto della loro superiorità di classe, le varie Greta e i movimenti che, se in un certo senso potrebbero aiutare a riflettere, dall'altro di fatto o vengono fagocitati all'interno del sistema con riconoscimenti internazionali, o si condannano da soli all'insignificanza, non riuscendo a comprendere che l'unico argomento che potrebbe funzionare e mobilitare masse di individui è il tema dell'allargamento della forbice tra ricchezza e povertà, cui fatalmente tutto si riconduce, tema che viene scientemente schivato da tutti i partiti politici, impegnati a curare il proprio orticello elettorale. Alla fine, la parola Antropocene, che dovrebbe chiamare pesantemente in causa l'operato dell'uomo, viene ricondotta essenzialmente ad una questione geologica, sicuramente di sicuro spessore scientifico, che però occupa tutto il campo della discussione, toccando, come sempre, di striscio il vero problema, cioè lo sfruttamento delle risorse da parte di pochi a danno dei molti per dare sempre più forza ad un sistema che genera povertà per le attuali e le future generazioni. E se è vero che la scienza non nasce per dare risposte ai problemi, ma a sollevarli, spiegandoceli, è anche vero che spetta alla politica, intesa come attività finalizzata alla realizzazione del bene comune, mettere in atto tutti i mezzi per affrontare con programmi seri il problema. Ma poi penso a come si concludono i summit internazionali su queste questioni e lo scoramento prende il sopravvento! Ma è ancora più grave il fatto che per difendere il più possibile la nostra aria, abbiamo spostato le produzioni più nocive dal punto di vista ambientale nei paesi asiatici, dove se avviene un incidente muoiono persone il cui valore è sicuramente inferiore a quello di un occidentale!

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