Le interviste di Marta Lock: Stefan Feßlmeier, il percorso verso la rinascita parte dall’arte

Artista, tatuatore, uomo di grande energia interiore, Stefan Feßlmeier è caduto e si è rialzato, attingendo a quel tipo di forza che si scopre solo nei momenti più difficili grazie ai quali si delineano anche nuovi percorsi che possono costituire una svolta dell’esistenza e anche un nuovo modo di vedere la realtà. In quella parentesi della sua vita ha trovato il coraggio di lasciar fuoriuscire la sua naturale inclinazione verso l’arte, scoprendo il piacere di esprimere le proprie emozioni attraverso la tela e scegliendo di perseguire il suo sogno a cui aveva rinunciato, delineando un nuovo futuro che prima del percorso di rinascita interiore, non avrebbe creduto possibile poter realizzare. Andiamo a scoprire di più attraverso questa intervista.


Lei è un tatuatore, dunque abituato a esercitare il disegno e un tipo di arte, perché di questo si tratta, considerata secondaria anche se richiede una grande abilità. Ci racconta il suo approccio con il mondo del tatuaggio e quanto ha gettato le basi per il suo successivo percorso artistico?

Ho da poco intrapreso la professione di tatuatore dunque ho ancora un lungo percorso di perfezionamento da affrontare perché la tecnica si affina con l’esperienza, facendo molta pratica e sperimentando di tatuaggio in tatuaggio fino a raggiungere l’abilità intuitiva di sapere quale ago scegliere in base al disegno che si deve eseguire, se serve per il contorno o per le sfumature e molti altri piccoli dettagli che dall’esterno non si possono immaginare. La passione per i tatuaggi viene dalla mia infanzia ma non ho mai avuto il coraggio di trasformare la mia passione in professione così ho seguito un corso di studi che mi ha poi spinto a trovare un posto fisso presso l’industria automobilistica. Tuttavia il sogno è rimasto sempre di me e nel 2015 ho deciso di acquistare la mia prima macchina per tatuaggi esercitandomi su me stesso e poi sugli amici che mi hanno dimostrato una grande fiducia. Oggi, a seguito di un complesso percorso di crescita interiore e un grande lavoro su me stesso per riacquistare fiducia e certezze, ho scelto di realizzare il mio desiderio di sempre e farlo diventare la mia professione. Dunque il mio istinto artistico ha trovato la sua realizzazione che poi si è esteso anche sulla tela, in modo differente, ma aprire la porta alla mia naturale inclinazione mi ha permetto di trovare il coraggio di creare anche l’arte nella sua connotazione più tradizionale.


Dunque la scoperta della necessità di esprimere se stesso e le sue emozioni attraverso tele e colori è avvenuta molto tardi, può raccontarci qual è stato il momento in cui ha sentito questa esigenza?

Nel 2017 ho avuto un forte crollo psicologico dovuto allo stress che avvolgeva la mia vita piena di preoccupazioni e di eventi traumatici da affrontare, e così ho deciso di ricoverarmi in una clinica dove ho imparato a rallentare il ritmo e a fermare il corso continuo dei pensieri che non permetteva di dormire. È stato esattamente in quel periodo che ho scoperto di voler fermare e imprimere le mie emozioni attraverso i colori permettendomi di scoprire anche il piacere di stare fermo per molto tempo concentrando le mie energie nella creazione di un’opera, senza pensare ad altro se non a esprimere me stesso e ciò che naturalmente fluiva attraverso l’atto pittorico. La pittura è stato un grande aiuto per uscire dalla depressione che ha caratterizzato quella parentesi della mia vita perché attraverso l’arte mi sentivo libero da tutto ciò che mi opprimeva, dalle preoccupazioni, da tutte le cose che dovevo ancora risolvere, era un mondo ideale in cui rifugiarmi e chiudere fuori tutto il resto del mondo. E lo è ancora oggi, la mia oasi di libertà espressiva, un mezzo per liberare le sensazioni che altrimenti rimarrebbero inespresse dentro di me.


Come mai la scelta dell’Espressionismo Astratto? È stata dettata da una motivazione razionale o piuttosto da un naturale e istintivo sentirsi più vicino a questo stile pittorico?

Sinceramente non appena mi sono avvicinato alla prima tela ho lasciato che fosse l’istinto a decidere per me, quindi in realtà è stata l’inclinazione naturale a spingermi verso l’Astrattismo. Per me il mondo dell’indefinito rappresenta l’opportunità di raccontare emozioni e pensieri lasciandoli fluire liberamente, senza schemi e senza regole stilistiche che mi costringerebbero a mettere ordine in ciò che invece ha bisogno di essere manifestato in maniera impulsiva, casuale e disordinata, per poi compiersi e trovare il proprio senso una volta che il lavoro è terminato. I corsi di Action Painting che ho frequentato sono stati fondamentali per permettermi di apprendere l’approccio istintivo nei confronti dell’atto creativo che ormai mi caratterizza come artista perché la necessità di non avere filtri della mente è liberatoria e necessaria per il mio modo di narrare le mie sensazioni, e poi se non sono soddisfatto del risultato, non mi identifico in ciò che si delinea, posso dipingerci sopra per dar vita ad altro. Inoltre mi piace lasciare l’osservatore libero di intravedere ciò che percepisce delle mie opere sulla base del proprio personale sentire, del momento che vive, del percorso che sta affrontando, amo pensare che si identifichi nell’energia delle mie tele.


Nelle sue opere traspare una forte energia e vitalità, una solarità positiva che sembra scaturire da un’esigenza interiore, dalla consapevolezza che tutto può andare bene, se solo guardiamo il positivo di ciò che accade. Può approfondire questo concetto?

Le mie opere scaturiscono dai miei sentimenti del momento in cui inizio a dipingere; il mattino mi sveglio, bevo il caffè, indosso le cuffie perché amo lasciarmi trasportare dalla musica, e poi inizio a dipingere. Spesso ascolto Boris Breycha, che mi dà una grande energia al punto che la pittura va avanti da sola. Amo giocare con i colori e sto sperimentando anche una particolare combinazione tra acrilico e pittura per tatuaggi, attraverso cui riesco a dar vita a effetti coinvolgenti e unici che mi permettono di generare immagini di forte impatto. L’esperienza con la clinica e la pagina scura della depressione mi hanno insegnato a guardare la realtà sotto un altro punto di vista, quello della speranza, della possibilità di uscire anche da situazioni difficili, dal riuscire ad attingere alla mia forza interiore per guardare avanti e credere di poter trovare una soluzione ai problemi per costruire un domani migliore ed è questo che desidero raccontare nelle mie tele. Ecco il motivo di tonalità vivaci, energetiche, coinvolgenti, è un modo per tirare fuori dalla mia interiorità, e da quella di chi osserva, la luce e la positività che c’è sempre, a saper guardare bene, anche in momenti di sconforto, ed è da quella luce che dobbiamo attingere forza.


Uno dei suoi progetti che le stanno più a cuore è riuscire a pubblicare il suo primo libro, un diario di un’esperienza personale che può essere di esempio e di aiuto a molte persone. Ci racconti a grandi linee il contenuto delle sue pagine.

Durante i giorni trascorsi in clinica ho scritto un diario, un appuntamento quotidiano per raccontare a me stesso i pensieri e le sensazioni che accompagnavano il mio percorso di rinascita, dunque c’è molto del mio privato, del mio intimo, tra quelle pagine. Racconto dei primi giorni in cui mi trovavo in quel nuovo mondo ovattato e lontano da tutto, delle difficoltà dell’abituarsi a convivere con un problema, un disagio interiore, e poi a superarlo, giorno dopo giorno, acquistando la forza e l’energia che avevo perduto. Rileggere i momenti più bui di quel periodo mi ha fatto considerare che la pubblicazione del diario potrebbe essere di aiuto a molte persone che si trovano ad affrontare la stessa difficoltà interiore senza avere la possibilità che ho avuto io di essere ricoverato in una clinica; non solo, può anche far loro comprendere di aver bisogno di chiedere aiuto, ad amici, conoscenti, perché spesso la depressione tende a isolare chi ne è affetto, per vergogna e perché si pensa di poterla superare da soli ma non è così. Dunque, nonostante il timore che molta gente potrebbe leggere le mie questioni personali, sto pensando di pubblicare il libro, senza più sentire vergogna per essere stato ricoverato in una clinica psichiatrica, senza temere il giudizio e con l’orgoglio di essere uscito dalla situazione che mi opprimeva prima di entrarvi.


Oltre al libro, quali sono gli altri sogni nel cassetto che desidera realizzare?

Mi sto molto concentrando su una grande produzione di opere perché vorrei realizzare una grande mostra personale in cui esporre circa quattrocento opere; dipingo tantissimo e dunque è un obiettivo che dovrei riuscire a raggiungere piuttosto presto. Poi proseguire con il mio sostegno ad associazioni benefiche come quella per la raccolta fondi per il cancro del sangue, quella per la campagna di donazione di midollo osseo della Baviera e la campagna del cuore per la Fondazione Tedesca per il Tumore Prenatale. E poi sogno una vita tranquilla, senza stress, vorrei innamorarmi e avere un rapporto equilibrato con quella che sarà la mia compagna di vita, che dovrà sapere di convivere con l’altro mio grande amore, quello per l’arte.






Post recenti
Archivio
Il Mondo che c'è – Bologna  – Reg. Tribunale di Bologna n. 8441  del 10/11/2016  – Privacy Policy