Il carisma del Festivalbar

Rievocazioni di una Musica che fu...l

Per chi è cresciuto tra gli anni ‘80 e ‘90 il Festivalbar ha sempre rappresentato l’arrivo dell’estate. La fine della scuola, la spensieratezza delle uscite pomeridiane con gli amici, e di sera la tv sintonizzata rigorosamente su italia1 per ascoltare la musica del momento.

Il Festivalbar nasce nel 1964 da un’idea di Vittorio Salvetti come gara tra canzoni tormentone dell’estate: i maggiori ascolti evidenziati dai juke box italiani, a cui era applicato un contatore che rilevava quante volte un brano venisse scelto, sancivano il vincitore con una coppa. Cresce sempre di più negli anni ‘80 con il passaggio televisivo da Rai2 a Mediaset, cambiando format e ripreso ogni settimana da una piazza italiana diversa: il vincitore non è più basato sugli ascolti di juke box ma viene decretato in base ai passaggi radiofonici e televisivi ottenuti. Una vera kermesse canora che è stata anche la fortuna e un trampolino di lancio per due ex deejay, Fiorello e Amadeus. Il papà di questa manifestazione, Vittorio Salvetti, muore nel 1998: la produzione passa quindi nelle mani del figlio Andrea. Nel 2000, per stare al passo con i tempi, viene inserito anche il Premio Digital per il brano più scaricato su internet, ma iniziava lentamente il suo declino, la sua triste agonia; arriva quindi nel 2007 la sua ultima edizione, vinta poi dai Negramaro, causa calo di ascolti e mancanza di fondi. Tra le tante canzoni proposte in questa kermesse e rimaste indelebili nel cuore di tutti noi ricordiamo Fotoromanza di Gianna Nannini, Mare Mare di Luca Carboni, Vamos a la Playa dei Righeira, Hanno ucciso l’Uomo Ragno degli 883 e Alghero di Giuni Russo, brava avanguardista palermitana che ci ha lasciati nel 2004.

Molto meno formale rispetto al Festival di Sanremo, il “Festivalbar” ha avuto un successo strepitoso per la generazione degli anni ‘80 e ‘90 grazie alla sua leggerezza, per l’imponenza dei suoi conduttori veri intenditori di musica, per le canzoni orecchiabili e al contempo con testi apprezzati, per avere ospitato cantanti internazionali, non dimenticando che la kermesse era improntata anche alla vendita in contemporanea di compilation su musicassette che ci accompagnavano in auto o per strada con i nostri fidatissimi walkman.

Il Festivalbar è stata una delle trasmissioni cult di Mediaset, ahimè anacronistica oggi, destinata a restare nei ricordi di tutti noi per svariate ragioni:

  • Innanzitutto una minestra riscaldata non ha più lo stesso sapore di quella originale;

  • Non ci sono più i tormentoni di una volta, un tempo le canzoni estive duravano 6 mesi, provocando addirittura fastidio alle battute finali;

  • Non ci sono conduttori dai nomi altisonanti di prima che hanno contribuito al suo successo come Gerry Scotti, Alessia Marcuzzi, Fiorello e Amadeus;

  • Oggi esistono piattaforme quali Youtube e vari social per sancire con quante visualizzazioni un brano è più tormentone dell’altro.

Come citato prima, il Festivalbar ha rappresentato per ognuno di noi ottantini l’esordio dell’estate: la prima puntata era identificata come la fine della scuola e l’inizio del divertimento. I suoi ricordi resteranno saldi nel cuore di tutti noi. I social sono pieni di pagine e profili nostalgici che rimpiangono i tempi in cui le pubblicità annunciavano l’apertura del Festivalbar, purtroppo però ogni cosa ha il suo tempo, il mercato della musica è cambiato, la grande industria che si è creata attorno ha portato grandi entrate di denaro ma ha distrutto un aspetto semplice e spensierato della vita, la musica come gioia, non come strumento per accumulare soldi.

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