Le Interviste di Marta Lock: Umberto Mandato, frammenti di attimi di un poeta contemporaneo


Per Umberto Mandato, napoletano di nascita ma residente a Roma da molti anni, l’approccio alla scrittura è necessario come mezzo espressivo di sensazioni ed emozioni da esternare, frammenti dell’interiorità che altrimenti resterebbero rinchiusi dentro un sé che non riuscirebbe a trovare un modo per liberarsi dalle sue stesse catene interiori. I componimenti sono spesso brevi, asciutti nello stile eppure densi di significati e di intensità che, proprio in virtù di quell’approccio quasi più vicino alla prosa che non ai versi, riesce ad arrivare in modo diretto alla comprensione emotiva del lettore. In questa intervista ci apre un po’ il suo mondo e ci racconta cosa rappresenta per lui la poesia.


Umberto, qual è stato il momento in cui ha sentito l’impulso di esprimersi con i versi?

La prima volta assoluta in cui ho sentito l’impulso a scrivere, ha coinciso con un periodo difficile della mia vita, una circostanza complessa che ha generato in me l’esigenza di manifestare quelle sensazioni intense che altrimenti sarebbero rimaste imprigionate dentro di me e dunque più difficilmente superabili. È stata un’esigenza di immaginare e poi di rappresentare, ma soprattutto di ricercare, in maniera figurata la mia libertà in quei momenti in cui mi sentivo braccato da mille timori e incertezze. Dunque la poesia è stata un mezzo per superare una fase delicata permettendomi di scoprire una voce artistica e creativa che non sapevo di avere.



In una società in cui la velocità e il pragmatismo sono dominanti, come mai la scelta della poesia che ha un ritmo decisamente più lento e meditato?

La mia scelta di fermare il tempo viene dall’osservazione della realtà contemporanea, di una società dove spesso vige la legge del più forte e dove molte delle nostre azioni sono freneticamente indirizzate verso il capitalismo, il Pil e le guerre; è per questo che sento il bisogno di sedermi, guardarmi dentro e comprendere le emozioni e sensazioni che hanno bisogno di un ascolto più lento per essere manifestate. Le mie come quelle di tutto ciò che mi ruota intorno, gli altri, le persone che vedo camminare per strada, le circostanze con cui vengo a contatto, le situazioni in cui mi trovo.


Le sue composizioni sono spesso brevi ma capaci con poche parole di esplicare perfettamente la sensazione descritta, la sua metrica è frutto di un approccio ponderato oppure è più istintiva e dettata da un’inclinazione naturale?

La mia metrica è del tutto libera da regole precise, come la maggior parte dei miei componimenti, che sono frutto di pensieri istintivi, buttati giù in momenti di ispirazione. Solo in un secondo tempo passo poi alla fase della rilettura, del riascolto di quei momenti, fase necessaria a fissare le sensazioni attraverso la quale revisiono il componimento. Dunque essenzialmente il mio approccio alla poesia è di tipo istintivo.

La sua prima raccolta sembra essere un collage di momenti vissuti, di frammenti che sono impressi nella sua memoria emotiva. Quanto c’è di autobiografico nelle sue poesie?

Di autobiografico nelle mie poesie c’è il vissuto di un lutto emotivo conseguente al fallimento di un rapporto sentimentale, infatti leggendo i miei versi si evince la mia visione della labilità dei confini del sentimento amoroso, che era stato, soprattutto in gioventù, vissuto come estasi e stupore ma seguito poi dalla difficoltà di comprensione dell’altro e infine, nell’ultimo periodo prima del suo epilogo, nello smarrimento più profondo che genera mistero e oscurità.

Da qui, il mio componimento coincidente con il titolo della raccolta, che inizia nel pieno delle mie paure reali, da affrontare da solo, nella notte, terminante con uno sguardo di speranza alle Piccole Luci nel Silenzio,

dove cerco e trovo conforto nel riverbero degli astri e in Dio.

Successivamente, da ragazzo quale ancora ero, venne fuori prepotente la necessità di esprimere la mia dimensione amorosa e dunque ho avuto bisogno di sublimare nuove sensazioni ed emozioni provate attraverso la scrittura, che è diventata per lungo tempo un rifugio necessario per evitare le frequenti situazioni di rifiuto e quindi di non accettazione da parte dell’universo femminile.


Crede che un riavvicinamento ai sentimenti più puri e semplici possa essere la chiave giusta per uscire da un vivere contemporaneo che sembra volersi allontanare da tutto ciò che è davvero importante?

Tutto ciò che è davvero importante e semplice è un ideale figurato che per me può essere impresso attraverso la poesia, nonché attraverso le buone azioni quotidiane. Mi rendo conto che accanto ai sentimenti più nobili fa sempre capolino l’ego, per cui su questo punto, sono un po' pessimista.


Quali sono i suoi prossimi progetti letterari?

Sto lavorando a una raccolta di poesie scritte in età più matura, dove permane il mio amore per le brevità impregnate di significato.

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