Pochi scatti, un lungo viaggio

March 6, 2020

Dissertazione stralunata di Tiberio Artioli stimolata dalle foto di Maurizio Poli

 

 La fotografia è un documento; ferma uno stato di cose in un determinato momento e con particolari condizioni. E’ un segno scritto con la luce che può offrire un dato di oggettività per portare altri a conoscere, e ancora può dare la possibilità di trasportare a futura memoria  un evento, un oggetto.

Il risultato che ne scaturisce è una mediazione tra il fotografato e il fotografo.

Come la materia che è fotografata,  anche il fotografo è composto di questa, ma non solo. La conoscenza sviluppata nel tempo, l’attenzione a quanto ci circonda, la padronanza del mezzo di cui ci si serve per la scrittura, il confronto, consapevole o no che sia,  che avviene ogni qual volta si guardano immagini di altri, porta a una crescita interiore che investe tutto il proprio sentire: l’anima, diremmo per differenziarla dalla sostanza, dagli oggetti, dalle cose.

L’intelletto, che elabora tutte le informazioni nell’agire del fotografo, porta a sintesi l’insieme dell’esperienza e con una veloce azione della  materia, quella grigia in questo caso per intenderci, condizionata da dati oggettivi e interiori, porta a catturare la luce e fissarla col proprio sentire: chiamala se vuoi emozione.

Le foto di Maurizio Poli che abbiamo avuto modo di apprezzare in una personale allestita presso il Municipio di Castenaso (Bo) tenendoci a debita distanza dagli altri visitatori (Corona Virus docet) sono la rappresentazione di luoghi dell’anima che liberati da consueti e massificati stereotipi, penetrano la membrana della superficialità che spesso ci avvolge, donandoci sussulti di piacere: chiamala se vuoi emozione per dirla ancora alla Giulio Rapetti, detto Mogol.

Giusto ritmo della prospettiva che si apprezza per via del rilievo che oggetti o persone assumono sono il leitmotiv,  il filo rosso, di parte delle foto esposte; paesaggi marini accarezzati o violentati dal clima, segni discreti di antropizzazione, ricerca di luce che porta a confondere gli spazi rappresentati: la materia che s’incontra con l’anima.  Dialogano leggeri contrasti cromatici con decise intromissioni che portano lo spettatore a privilegiare lo sguardo sul particolare che lo stesso fotografo ha voluto come centro della propria attenzione. Ecco quindi le foto che portano a una piacevole empatia; offrono allo spettatore la possibilità di spaziare con la mente tra un capanno sospeso tra acqua e cielo, attraverso un natante in navigazione solitaria o una dolce nevicata su una spiaggia sorpresa dall’insolito evento e ancora segni di vita balneare o di placida attesa di questa.

 

Pianura d'aria e sole

Pianura di pittori e matti

Di cieli sopra fabbriche e campanili

La foto prende il cielo

La foto prende il ferro e il cemento

La foto ruba il sole e ruba l'anima

E ancora caldo, ancora piatto

Sull'orizzonte

Ancora pioppi e bici

E nubi bianche su queste pianure

Di nuovo casa

 

Così recita una ballata che i Modena City Ramblers dedicarono a un fotografo che pur se strappato alla vita precocemente,  ha segnato la storia della fotografia e, volenti o nolenti, tanti fotografi.

Una bicicletta appoggiata a un palo in prossimità di una pista ciclabile battuta da un sole cocente è una citazione, una dedica a Luigi Ghirri che ci ha insegnato a isolare un particolare facendolo emergere da un indistinto tutto e porlo al centro della cornice fotografica.

 

Nelle foto appartenenti alla seconda parte dell’ esposizione, Maurizio Poli usa il medesimo pretesto narrativo e ci conduce fra mercati rionali, centri storici ancora addormentati, case affascinanti appartenute ad altre epoche.

Un respiro di cordialità, di quotidianità, di nostalgia e compiacimento estetico ci pervade,  trasporta e porta  ad assorbire sensazioni già provate e,  grazie alle immagini,  rivissute secondo il proprio sentire.

Si può, volendo, intraprendere una navigazione grazie a pochi scatti, scelti fra i tanti realizzati nel tempo dall’autore, ma che fanno percorrere un grande spazio muovendo le nostre corde percorse spesso da avidi pensieri,  portandoci a condividere lo scopo intrinseco e ultimo dell’agire del fotografo: e chiamala se vuoi emozione.

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