Le preghiere cambiano parole

Tutto si trasforma, nulla resta uguale per sempre. Anche le cose che sembrerebbero non dovere mutare mai. La Cei (Conferenza Episcopale Italiana), riunitasi in assemblea negli scorsi giorni, ha cambiato alcune parole del “Padre nostro” e del “Gloria”.

La frase “non ci indurre in tentazione” lasciava intendere che fosse proprio Dio a poterci instradare verso il peccato. La frase era oggetto di revisione da molto tempo, e i Francesi avevano già sostituito “ne nous soumets pas à la tentation” (non sottometterci alla tentazione) con il nuovo “ne nous laisse pas entrer en tentation” (non lasciarci entrare in tentazione). Infatti, anche in Italia il “non ci indurre in tentazione” verrà cestinato, a favore di “non abbandonarci alla tentazione”.

Nel “Gloria” non si reciterà più “Pace in terra agli uomini di buona volontà”, in quanto la nuova versione prevede al suo posto “Pace in Terra agli uomini, amati dal Signore”.

Sicuramente, molti credenti cadranno nella tentazione dei vecchi mantra, che sono da sempre colonna sonora alla nostra educazione. Personalmente, trovo abbastanza sbagliata la correzione del “Gloria”, in quanto intravedo nella nuova frase una sorta di sottintesa istigazione alla passività (tanto Dio ci ama comunque), mentre la vecchia indicava che solo la buona volontà individuale (cioè una condotta virtuosa) conduceva alla sospirata pace. Vedo depotenziata la valenza politica del pensiero cristiano. Ma io non sono davvero nessuno per dirlo. Quello che resta da dire, ora, sono le nuove parole.

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