Addio a Bruno Canfora

Non troppa enfasi è stata spesa dai media per la scomparsa del Maestro Bruno Canfora, un’icona del sabato sera, quando la febbre era data semplicemente dall’immancabile riunione di famiglia, dopo Carosello. Tutti davanti a quella TV (con unico programma), relegata ancora al fascino del suo bianco e nero, simbolo di un‘epoca sopraffatta prima dal colore, poi dai mille canali e poi dalla rete.


La frase “Dirige l’orchestra il Maestro Bruno Canfora” l’’abbiamo sentita mille volte: alla radio, dentro il palinsesto di Studio Uno, a Sanremo. Le telecamere non l’hanno mai beccato senza un sorriso sotto quei baffetti, occhiali e faccia magra. Le telecamere, non gli appartenevano quando componeva (forse a occhi chiusi) pezzi come Da-da- umpa, Zum Zum Zum (Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, sentire una specie di orchestra suonare suonare suonare ...), Geghegè, Fortissimo (meravigliosa canzone che sintetizza un addio) e Stasera mi butto. Non citiamo neanche i nomi degli interpreti di questi capolavori, tanto ci appartengono.


Direttore d’Orchestra, autore ed arrangiatore, lavorò intensamente negli anni ’60, 70 e 80 varcando le scene televisive dei più seguiti programmi della sua epoca, da Studio Uno a Canzonissima con i migliori attori e cantanti dell’epoca tra cui i mitici Paolo Panelli e Delia Scala, Mina, la Pavone, le Kessler.


Era nato a Milano nel 1924 e visse gli ultimi suoi anni nell’amata Umbria.

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